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Ipotesi di obbligo al voto 7 12 2025

Ipotesi di obbligo al voto



Incredibile proposta di obbligo al voto e sanzioni a chi si astiene


In queste settimane (dicembre 2025), un po sotto traccia, è emersa una proposta dai risvolti abbastanza inquietanti : il voto obbligatorio.

A lanciarla non sono stati partiti, ma due voci molto influenti dell'informazione: **Andrea Malaguti**, direttore de La Stampa di Torino, e **Ferruccio De Bortoli**, già direttore del Corriere della Sera.
La loro idea? Introdurre anche in Italia l'obbligo di recarsi alle urne, con sanzioni per i renitenti, come una sorta di 'tassa' sull'astensione.
Ma, domandiamoci: è una buona idea? È democratica? E, soprattutto, funzionerebbe?
Oggi partiamo dalle parole dei due giornalisti per fare un viaggio nella Costituzione, nei paesi in cui tale norma è in qualche modo presente, e, infine, in una riflessione che tocca il cuore stesso del nostro patto democratico.

La Proposta dei Direttori
De Bortoli e Malaguti partono da un dato allarmante: l'astensionismo record, visto non come una scelta libera, ma come un veleno per la democrazia rappresentativa. La loro logica è semplice: se votare è un diritto-dovere civico, perché non renderlo giuridicamente vincolante, come avviene in – pochi - altri paesi? Una misura shock, dicono, per costringere (o incentivare) milioni di italiani a riappropriarsi della loro sovranità. Una terapia d'urto per una democrazia in affanno.

Cosa Dice la Nostra Costituzione
Ma la Costituzione italiana cosa prevede? L'articolo 48 è chiarissimo: 'Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è **dovere civico**. La parola chiave qui è **libero**. La dottrina costituzionale ha sempre interpretato questa libertà anche come libertà di non votare, senza conseguenze penali. Trasformare il dovere civico in un dovere giuridico con sanzioni richiederebbe molto probabilmente una revisione costituzionale, un percorso lungo e non scontato. Quindi, non è una semplice legge elettorale: toccherebbe un principio cardine.

L'Esempio degli Altri Paesi
E negli altri paesi come funziona? Il voto obbligatorio esiste, ed è una realtà in circa una ventina di nazioni. Tra le più note ci sono **Belgio, Australia, Argentina e, in Europa, il Lussemburgo e recentemente il Cile.
I risultati? In Australia, per esempio, la partecipazione è stabilmente sopra il 90%. Ma le sanzioni sono spesso modeste (multe basse) e l'accento è sull'educazione civica. In Belgio, tecnicamente è ancora prevista, ma ormai quasi mai applicata. Quindi, modelli esistono, ma con esiti e applicazioni molto diversi. In Cile l'applicazione ha portato al ballottaggio candidati estremi dell'uno e dell'altro schieramento. Insomma: non è una bacchetta magica.

Riflessione Personale e Spunto Critico
Ed ecco la mia riflessione personale.
La domanda che dobbiamo porci è: può un voto obbligato essere considerato l'espressione più alta e sostanziale della volontà popolare? O rischia di diventare un mero atto formale, una democrazia di facciata dove si va a votare per evitare una multa, ma senza passione, senza convinzione, magari annullando la scheda o votando a caso?
C'è un paradosso enorme: si pensa di costringere il sovrano (il popolo) a esercitare la sua sovranità, mentre spesso chi viene eletto con quel voto, una volta in carica, non ha alcun vincolo giuridico verso gli elettori.
Ed è qui che vorrei portare la vostra attenzione. Se si introduce l'obbligo per il cittadino, non dovrebbe forse esistere un corrispettivo dovere, altrettanto forte, per gli eletti? Sto parlando del vincolo di mandato. Oggi, un parlamentare non può essere revocato se tradisce le promesse elettorali o cambia ripetutamente casacca.
Il rapporto di fiducia si rompe, ma lui resta lì. E se, invece, alla coercizione al voto si accoppiasse l'idea di una responsabilità diretta e continuativa degli eletti verso gli elettori?
Se il mio voto è un dovere, la tua rappresentanza deve essere un mandato preciso.
Altrimenti, temo che ci troveremmo di fronte solo una democrazia più piena nelle urne, ma più vuota di sostanza nelle istituzioni. Obbligare a votare senza rafforzare gli strumenti di controllo popolare sui governanti potrebbe essere come tappare un buco d'acqua e aprirne dieci altri.

Conclusione
La proposta di Malaguti e De Bortoli ha il merito di aver riaperto un dibattito necessario sull'apatia politica. Ma la soluzione forse non è costringere chi non partecipa. Forse è riempire di significato quella partecipazione. Migliorare la qualità del dibattito pubblico, sentire che il proprio voto conta davvero, non solo il giorno delle elezioni, ma per tutti i cinque anni successivi.
E soprattutto, che gli eletti contino qualcosa, perchè se la gran parte delle decisioni vengono prese altrove (leggi: commissione europea), che senso ha votare questo o quello se poi le decisioni devono uniformarsi ai diktat di gente che nessuno ha eletto ?
Che ne pensate? Scrivetelo nei commenti. Il voto obbligatorio è la soluzione? O sarebbe solo un obbligo in più in una democrazia già gravemente malata ?
Avvocato Enrico Candiani




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