VALORE GIURIDICO DELLA QUIETANZA (O RICEVUTA) DI PAGAMENTO

Cassazione Sezioni Unite civili 13 maggio 2002, n. 6877

Il valore della quietanza. Una decisione della Corte di Cassazione a Sezioni Unite mette la parola fine ai dubbi da anni insorti sul valore delle quietanze di pagamento.

Contrariamente a quanto si possa generalmente pensare, il fatto che il creditore abbia sottoscritto, per esempio indicando la parola "pagato" su una bolla di consegna o una fattura, di avere ricevuto il pagamento o la consegna di quanto dovutogli, non rappresentava alcun motivo per rimanere tranquilli.
Infatti, si verificavano spesso, e questo studio legale ne Ŕ stato pi¨ volte protagonista in vicende processuali, ipotesi di cause civili ove il creditore di una somma di denaro o di determinati beni specifici, pur dopo avere firmato una quietanza (per esempio in calce ad un Documento di Trasporto o una fattura) nella quale dichiarava di aver ottenuto quanto spettantegli, procedeva poi in sede giudiziaria al fine di ottenere la condanna del debitore - ritenuto inadempiente - e proponendo prova per testimoni sul fatto che il pagamento o la consegna, nonostante la quietanza, non erano di fatto stati eseguiti.
In primo luogo va precisato che per atto di quietanza firmato si deve intendere un atto nel quale il creditore ha apposto la propria firma con l'indicazione esplicita di avere ricevuto quanto dovutogli, non essendo sufficiente a rappresentare una quietanza la semplice dicitura "pagato" senza la sottoscrizione.
Ci˛ premesso, da anni si assisteva a decisioni contrastanti in sede giudiziaria, fra chi sosteneva la ammissibilitÓ della prova per testimoni della non corrispondenza al vero di quanto indicato nella quietanza e chi sosteneva, ai sensi di legge, la inammissibilitÓ di una prova per testimoni finalizzata a smentire il contenuto della quietanza stessa. In questa sede non Ŕ opportuno dilungarsi sulla dotta e complessa argomentazione di tecnica giuridica che Ŕ stata formulata dalla Corte di Cassazione, nÚ richiamare i dati normativi di riferimento, di indubbia complessitÓ e difficile lettura.
Tuttavia, Ŕ opportuno sottolineare che, alla fine, le Sezioni Unite della Cassazione, ossia il massimo organo della Magistratura Italiana, hanno stabilito in via definitiva che l'atto di quietanza pu˛ essere impugnato, ossia messo in discussione, solamente quando la parte miri a dimostrare di averlo sottoscritto per violenza o errore di fatto (ad esempio: credevo di sottoscrivere quietanza di aver ricevuto il bene "a" e, invece, per errore scusabile, ho sottoscritto la quietanza del bene "b".). Ovviamente, appunto, l'errore dovrÓ essere scusabile, ossia, in sostanza, vertere su circostanze tali per cui qualunque uomo medio sarebbe caduto in inganno date le circostanze di tempo, modo e luogo in cui l'errore Ŕ avvenuto.


Avv. Enrico Candiani