Documenti e prova del credito al fine di ottenere ingiunzione di pagamento contro i debitori.

Nell’ambito della attività professionale, si incontra spesso l’esigenza, da parte di imprenditori commerciali, di agire in giudizio in modo snello ed efficiente per il recupero di crediti o per ottenere la consegna di denaro o altri oggetti, frutto di contratti, forniture o altri rapporti commerciali. Si rende perciò necessario esaminare l’efficacia delle prove documentali che confermano e favoriscono l’azione in sede giudiziale, ed in particolare l’azione rapida nota come “decreto ingiuntivo”.
Il decreto ingiuntivo è un provvedimento del Giudice, preso a seguito di ricorso della parte che vanta un diritto, allorché questo diritto abbia ad oggetto la consegna di una somma di denaro o di un oggetto determinato, derivanti da “somministrazioni di merci e di danaro nonché per prestazioni di servizi fatte da imprenditori che esercitano un'attività commerciale, anche a persone che non esercitano tale attività”. Art. 634 comma II cpc.
Ebbene, per tali ipotesi di credito, è previsto che il Giudice condanni, sia pure in via provvisoria, il debitore, al pagamento o alla consegna dell’oggetto o merce determinata, senza che venga instaurato un contraddittorio; ossia: il Decreto viene concesso sulla semplice “dichiarazione” da parte di chi asserisce di vantare il credito.
Tale “dichiarazione”, però, deve essere, per così dire, qualificata. Occorre, cioè, che sia sostenuta da prove valide.
Le prove. In primo luogo è bene esaminare il regime delle prove nelle controversie che hanno due imprenditori come parti del contenzioso. L’art. 2709 c.c. così recita: «I libri e le altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l'imprenditore. Tuttavia chi vuol trarne vantaggio non può scinderne il contenuto». Ossia: dalla contabilità dell’imprenditore non posso prendere solo le parti, per così dire, di natura confessoria, ma devo esaminarla in modo integrale per verificare se, oltre a “confessioni”, la contabilità non contenga anche elementi che… sconfessano la confessione !
L’art. 2214 c.c., dal suo canto statuisce: «L'imprenditore che esercita un'attività commerciale deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari. Deve altresì tenere le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa e conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute, nonché le copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite. Le disposizioni di questo paragrafo non si applicano ai piccoli imprenditori».
Quanto alle prove valide sia fra imprenditori che fra imprenditori e privati, abbiamo l’art. 634, comma 2, codice di procedura civile, secondo cui «Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di danaro nonché per prestazioni di servizi fatte da imprenditori che esercitano un'attività commerciale, anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli artt. 2214 e seguenti del codice civile, purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute, nonché gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l'osservanza delle norme stabilite per tali scritture».
Con riferimento, dunque, alle scritture contabili come prova utile al fine dell’emissione del decreto ingiuntivo, occorre che le stesse siano «. . . regolarmente tenute». Aiuta a ritenere “regolare” la contabilità, secondo l’art. 2214, comma 2, c.c., il fatto che l’imprenditore abbia rispettato la regola di «. . . conservare ordinatamente per ciascun affare . . . le copie delle … fatture spedite». Pertanto, per beneficiare delle fatture come prova davanti al Giudice, occorre allegare la diligente e regolare tenuta della contabilità.
Si badi bene però che, qualora il debitore - che ha ricevuto la notifica del decreto ingiuntivo - ritenga di opporvisi, e, ciò facendo, contesti la validità delle prove offerte dal creditore per ottenere il decreto stesso, al creditore non rimarrà che fornire al Giudice dell’opposizione la piena ed ordinaria prova del proprio credito. In altre parole, le fatture e la regolare contabilità sono validi strumenti di prova solo nella fase sommaria del processo, mentre non hanno alcuna reale validità di prova se il debitore si opponga al decreto ingiuntivo.
Come sostiene l’unanime giurisprudenza della Corte di Cassazione, nel giudizio di opposizione all’ingiunzione, come in ogni altra causa “ordinaria”, le fatture, essendo documenti formati dalla stessa parte che se ne avvale come prova, non sono sufficienti, da sole, a rappresentare prova del credito in esse indicato.
CONCLUSIONI. Ne consegue che per l’imprenditore è comunque sempre necessario disporre di documentazione – di natura contrattuale – con la quale dimostrare al Giudice la fondatezza del proprio credito, indipendentemente dalla presenza delle fatture. E’ percio’ indispensabile che il creditore ottenga dal debitore la firma di un contratto o della stessa fattura in segno di riconoscimento da parte del debitore medesimo del di lui obbligo a provvedere al pagamento di quanto la fattura indica.


Avv. Enrico Candiani